Come funziona

Anche i delfini copulano tutto l’anno, scrivono Patricia Brennan et al. su Current Biology, in “Evidenza di una clitoride funzionale nelle delfine“. Lo fanno principalmente per creare e mantenere legami sociali.

Come per gli umani e i bonobo, “è risaputo che le femmine trovano piacevoli i rapporti sessuali”. E siccome le tursiopi, delle delfine dall’aria allegra, preferiscono stare in compagnia di femmine, eventualmente con figlio finché è giovane,

  • Clitoral stimulation seems to be important during female–female sexual interactions in common bottlenose dolphins (Tursiops truncatus), which rub each other’s clitorises using snouts, flippers, or flukes.

Il seguito analizza i tessuti prelevati da delfine morte e la descrizione dell’intrico di meccanismi biochimici che li modifica durante i rapporti piacevoli. Non sono istruzioni per l’uso umano, ma solo un esempio per invogliare a leggere una bella rivista anche chi “biologia? No grazie”.

Sono stato frainteso (cit.)

Risponde il virologo cipriota Leondios Kostrikis che credeva aver scoperto la variante Deltacron a Freda Kreier di Nature. Forse, ma sono stati altri ricercatori a smentire una sua “disinformazione” che aveva già fatto il giro del mondo:

  • La storia di come una manciata di sequenze del SARS-CoV-2 sia diventata il fulcro di una breve e intensa controversia scientifica è complicata.

Meno male che è stata breve, un ibrido di Delta e di Omicron rischia di essere altrettanto patogeno del primo e contagioso del secondo, panico globale. O forse ce ne sarà un altra? Kostrikis intende raccogliere e analizzare le reazioni al suo annuncio e scriverci un paper.

Morale:

  • “Gli scienziati devono star molto attenti,” ha detto a Nature un virologo che voleva restare anonimo per evitare di essere coinvolto nella controversia. “Quando diciamo qualcosa, le frontiere possono chiudersi.”
O’s digest – Science

Questa settimana, c’è molto da leggere. Per cominciare:

Non è troppo tardi“, l’editoriale di Eric Topol, sulla confusione e la sfiducia negli scienziati suscitata dalle

  • palesi lotte intestine tra la Food and Drug Administration, i National Institutes of Health (NIH), il Center for Disease Control e la squadra di risposta al COVID-19 della Casa Bianca.

Il segretario per la Sanità, che tende a non assumersi le proprie responsabilità, non ha saputo fermarle. Ricorda qualcuno, no?

Il reportage di Rodrigo Pérez Ortega e Inés Gutierrez Jaber sul “treno Maya”, la ferrovia voluta dal presidente del Messico, che dovrebbe attraversare la foresta pluviale nello Yucatan, favorire lo sviluppo e il turismo, creare nuovi posti di lavoro e costare $9,8 miliardi. Ma

  • Molti scienziati, insieme ad attivisti Maya, temono che il treno e lo sviluppo che l’accompagna abbiano impatti devastanti e irreversibili, frammentino la foresta pluviale, riducano e inquinino gli habitat e disturbino antichi siti [archeologici].

Stando ad alcune previsioni, creerà un milione di posti di lavoro, nelle rovine delle antiche città maya arriveranno 3 milioni di visitatori/anno al posto di 40 mila come prima della pandemia. Andrés Manuel López Obrador, che non ama gli ambientalisti, ha promesso che la ferrovia sarà terminata l’anno prossimo.

La Perspective di Joseph Penuelas e Jordi Sardans in realtà è una rassegna delle ricerche sullo “squilibrio globale del rapporto azoto-fosforo”. Sarà utile a molte Ong ambientaliste e umanitarie, penso. Quello squilibrio è l’ennesimo “cambiamento antropico”, un inquinamento accelerato e un problema crescente per i paesi poveri.

Da mezzo secolo aggiungiamo sempre più azoto nelle acque, nei suoli, nelle piante e nel plancton, perché l’azoto è facile da produrre.

  • In confronto le fonti di P sono limitate a miniere [di fosfati] concentrate in pochissimi paesi come il Marocco [il Sahara occidentale occupato illegalmente in realtà]. Via via che le fonti si esauriscono, il P diventerà economicamente inaccessibile per i paesi a basso reddito e poche risorse alimentari.

L’altra Perspective di Serena Spudich e Avindra Nath è sconsigliata a chi tende all’ansia: riassume quello che si sa finora delle conseguenze del covid per il sistema nervoso, e le troppe domande ancora senza risposte.

La rassegna di Gil Rosenthal e Michael Ryan, in open access anch’essa, si collega al paper di Current Biology sulle tursiopi già dal titolo:

Nei paper ho letto solo quello di Ashley Thomas et al.

In due esperimenti, bambini di 12-18 mesi e di meno di un anno guardavano un’attrice interagire con un pupazzo, stringendolo a sé o abbandonandolo. Due relazioni palesemente diverse. Nel terzo, intuivano che l’attrice che si leccava il dito e se lo rimetteva in bocca dopo averlo girato nella bocca di un pupazzo aveva rapporti più “fitti” (thick) con quest’ultimo che con il pupazzo di cui toccava la fronte dopo aver toccato la propria con il dito.

Implicazioni teoriche:

  • Il pattern di chi condivide o meno la saliva può aiutare i bambini piccioli a distinguere i parenti (per es. genitori, fratelli, nonni) dai non parenti (per es. tate e maestre dell’asilo nido) fra i loro numerosi badanti. I giovani umani potrebbero usare le osservazioni dello scambio di saliva per formare una comprensione precoce della struttura concettuale della famiglia.

Davvero? Nel commento, Christine Fawcett non mette in dubbio la validità degli esperimenti, ma non sembra molto convinta delle loro implicazioni teoriche.

  • Questi risultati suscitano domande su come i bambini acquisiscano queste aspettative e quanto siano universali.

Come si sarebbe evoluta l’identificazione precoce dei “legami intimi” tra adulti? Non è che da sempre in tutte le popolazioni ci si bacia “alla francese”.

Science Advances ha in copertina due splendide moscerine della frutta in omaggio al paper di Paul Marcogliese e molti al. Hanno – le drosofile – un gene Pits, con relative proteine, corrispondente all’IRF2BPL umano che, se “perso”, causa “disturbi neurodegenerativi nei bambini”. Succede la stessa cosa alle moscerine con il Pits disattivato. Invece disattivare un altro gene (il wingless) e quindi la produzione della famiglia di proteine associate, ha un effetto neuroprotettore.

Stesso risultato con i pesciolini Danio e, se confermato nei mammiferi, forse la possibilità di un intervento farmacologico.

O genetico? In “Targeted gene silencing in the nervous system with CRISPR-Cas13” di Jackson Powell et al. descrivono come nei topi hanno ridotto l’espressione dei geni corrispondenti ai nostri per la Sla e la corea di Huntington, e la rispettiva produzione di superossido dismutasi-1 e di huntingtina.

Per la corea di Huntingdon, c’è da aspettarsi altre ricerche simili perché l’anno scorso su Science è uscito un lavoro sensazionale di Elena Cattaneo e del suo gruppo. Anche se avverte che certi “cataloghi” sono esclusivamente umani.

E’ un vero e proprio “atlante”, cellula per cellula, geni, Rna, Dna, proteine, connessioni, reti che interagiscono e s’influenzano a vicenda… Tutta la storia dello striato (sano) – una parte del cervello – durante il suo sviluppo. Con la partecipazione inattesa di Samantha Morris, la ricercatrice americana che conoscevo solo per un articolo sulle staminali dell’axolotl che sono capaci di rigenerarne le zampe.

(Da lettrice di Dune, vorrei sapere come funzionano le vasche axolotl che rigenerano Duncan Idaho ogni volta che finisce a pezzi…)

Come mai? le avevo chiesto. Tanto più che in bibliografia la nota 6 diceva che il paper di Morris et al., era ancora un preprint.

Un revisore aveva suggerito di usare il nuovo sistema Cell Oracle per gestire le tonnellate di dati raccolti da Cattaneo et al. in trent’anni o quasi. Così Elena le aveva telefonato e Samantha aveva risposto di sì subito, anche se il tempo era poco e le discussioni online tra i rispettivi gruppi non erano il massimo della vita…

(L’ho già raccontato l’anno scorso, ma visto che i media non ne hanno parlato…)

***

Per rifarsi degli Schneider Shorts, sempre un po’ deprimenti, suggerisco questo rimmel del week-end del Gentile Dr. Mariutti (h/t S.D.C.). Oppure “Chi finanzia l’Istituto Bruno Leoni?” suggerito da Stefano Cosmaro…

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