Microsoft va al mercato

Nella Nuova guerra del clima, Michael Mann liquida le tecnologie per la cattura del carbonio in pochi paragrafi. Le soluzioni per tagliare le emissioni di CO2 ci sono già, “manca solo la volontà politica”. Sull’orizzonte ottico non c’è, ma il mercato sì.

Nonni e nipoti

Due anni fa, i fautori di soluzioni indolori (per loro) alla crisi climatica travisavano un articolo di Science, già fuorviante di suo. Per ridurre di due terzi la CO2 aggiunta all’atmosfera dalle nostre attività, dicevano, bastava piantare subito oltre mille miliardi di alberi su 1,6 mille miliardi di km2 (900 miliardi km2 nella versione nonContinua a leggere “Nonni e nipoti”

Xi, ambientalista all’estero

All’assemblea generale dell’Onu l’altro ieri, il leader supremo ha promesso che la Cina “non costruirà più centrali a carbone all’estero”. Mi sembrava un’ottima notizia. Su The Conversation avevo letto “China finances most coal plants built today” di Jeff Nesbit, e l’avevo pure citato.

Nei laghi dell’Antartide

Su Science Advances, Eveline Pinseel, una studentessa dell’università di Ghent, e molti altri pubblicano – in open access – “Extinction of austral diatoms in response to large-scale climate dynamics in Antarctica”. Raccontano una storia lunga 15 milioni di anni, da metà del Miocene all’Olocene, da paesaggi di foreste, fiumi, laghi popolati da animali al desertoContinua a leggere “Nei laghi dell’Antartide”

Il colonialismo del Nord globale

Nature Ecology and Evolution di settembre mantiene una promessa fatta l’anno scorso durante le proteste Black Lives Matter: ricordare ancora e ancora perché bisogna decolonizzare l’ecologia, l’evoluzione e le scienze in generale.

Il nostro “progetto”

Sono una génocidaire anch’io. Un Hitler-Stalin-Pol Pot che lotta per la giustizia sociale e ambientale, riduce i consumi di energia e non solo, e sostiene Ong dei paesi poveri che aiutano i poveri a organizzarsi per uscire dalla miseria. Levandogli il pane di bocca:

Carbon budget & capture

Si avvicina la Cop 26 e “la scienza” cerca di farsi sentire. Tre giorni fa il British Medical Journal ha pubblicato un editoriale firmato e ripreso da oltre 220 riviste, quasi tutte bio-med. Chiede “un’azione urgente per limitare gli aumenti della temperatura globale, fermare la distruzione della biodiversità e tutelare la salute”.